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Questo blog nasce da una scintilla che si è accesa un po’ di tempo fa, durante la mia esperienza di vita spagnola. Dopo tentativi finiti appallottolati nel cestino, ha iniziato a prendere una forma concreta, diventando uno spazio virtuale in cui poter far vedere quella che sono veramente, metterci il mio stile di vita e i miei pensieri. Un’opportunità per condividere gratuitamente le mie esperienze, la mia quotidianità e tutto ciò che di bello mi è stato donato e di cui ho avuto la fortuna di accorgermi. Non vuole essere un tentativo persuasivo di vita spensierata; io stessa ho molto faticato e ancora fatico su alcuni aspetti, recidivi o improvvisi che siano.

Nella vita non ci si può mai dire arrivati, ma si può imparare ad allenare il nostro sguardo alle piccole cose belle da cui poter trovare conforto e ripartire nei momenti più duri. La stessa esperienza a Barcellona non è stata solo rose e fiori; tra i giochi di arte, luci, ombre, profumi, odori, colori e sapori non sono mancati solitudine e smarrimento. Non è stato facile trovare il giusto equilibrio tra essere distante ma presente, così come non lo è stato tra essere italiana e sentirmi spagnola. Ogni giorno era un’incognita, un continuo ricalcolo di piani. E per me, che fino a quel momento pensavo tutto dovesse seguire un programma preciso e ordinato, non è stato affatto immediato. Ma da lì, dopo che tutto veniva regolarmente stravolto, ho iniziato a respirare davvero. A vivere davvero le giornate in pienezza. Ho iniziato a fermarmi qualche minuto in più tra i tavoli del ristorante messicano in cui lavoravo, per scambiare qualche parola con manager in pausa pranzo o turisti in cerca di riposo e divertimento. Mi sono persa più volte passeggiando senza una meta precisa per le vie dei barrios (quartieri) della città, che di giorno e di notte offrivano un paesaggio meravigliosamente caratteristico, che sapeva di vita. Aspettando la metro incontravo turisti provenienti da tutto il mondo, che guardavano con aria persa i cartelli per capire quale delle tante linee prendere e in quale direzione dovessero muoversi. E la cosa più incredibile era che molti di questi erano italiani, ed ero sempre sospesa tra il sentirmi riconosciuta da un lato ma il sapermi diversa dall’altro. Mentre mangiavo qualche tapas, bevendo sangria con amici, si iniziava a parlare con i ragazzi seduti nei tavoli a fianco, scoprendo le loro storie più assurde e disparate (qualcuna magari inventata al momento, dopo qualche litro di sangria di troppo in corpo). E si rideva in compagnia. E la cosa ancor più sorprendente era che poi, nonostante i più di cento chilometri quadrati della città, capitava pure di ritrovarsi, per caso, in giro.

In una città che prima di tutto è un mix di persone diverse, una di queste un giorno mi disse: “Un árbol crece, se dobla, pero nunca se quiebra”. In italiano significa che un albero cresce, si flette, ma non si spezza mai. Quella frase mi è risuonata nella mente per più giorni, fino a diventare il motto della mia vita. E’ proprio vero: anche se un fulmine potrebbe bruciarci i rami, le nostre radici rimangono vive e scendono sempre più in profondità alla ricerca del nutrimento necessario per affrontare l’inverno ed aspettare che arrivi una nuova primavera.

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